venerdì 23 dicembre 2011

Ai Candidati all’elezione del Segretario del PD del Lazio


• ENRICO GASBARRA
• MARCO PACCIOTTI
• MARTA LEONORI
• GIOVANNI BACHELET

Carissimi,
in occasione della Convenzione Regionale 2012 per l’elezione del Segretario del PD del Lazio, il Direttivo del Circolo del Partito Democratico di Nettuno ha ritenuto opportuno convocare un’Assemblea cittadina il 12 gennaio 2012 alle ore 18, presso la locale sezione del PD di Nettuno in via Montenero 10, per approfondire le proposte programmatiche dei candidati e le valutazioni politiche relative alla situazione del PD del Lazio.
L’incontro è momento propedeutico e separato dalla riunione di circolo prevista dalle procedure congressuali per le operazioni di voto e che verrà fissata presumibilmente per il 18 gennaio 2012 alle ore 17 nella stessa sede, con le modalità previste dal regolamento congressuale.
Abbiamo deciso all’unanimità di dedicare uno specifico spazio ad un approfondimento politico e ad un confronto con i candidati e le loro proposte per poterci fare un’idea più chiara di quanto stia avvenendo nel PD a livello regionale, non nascondendo un certo disagio per scelte e percorsi di cui facciamo fatica a comprendere un senso politico condivisibile. Solo un anno fa è stata democraticamente eletta un’Assemblea regionale che ci risulta ancora in carica e che sarebbe stata legittimata a trovare una soluzione che nessuno sembrava volere, salvo poi raggiungere rapidamente una larga intesa pochi giorni dopo che era stato deciso di ricorrere alle primarie.
Abbiamo voglia di capire prima di decidere e prima di chiamare i cittadini alle primarie.
Vi invitiamo pertanto a partecipare all’iniziativa in questione, personalmente o attraverso rappresentanti da voi indicati, e di volerci dare conferma della vostra presenza ai recapiti indicati in calce.
Con l’occasione vi auguriamo un Buon Natale e un proficuo Anno Nuovo per voi, le vostre famiglie e per il nostro Partito Democratico e i suoi militanti.

Per il Partito Democratico di Nettuno

Il segretario cittadino
Giacomo Menghini

lunedì 5 dicembre 2011

PARTITO DEMOCRATICO
La nota del mattino
5 dicembre 2011

1. PER EVITARE IL FALLIMENTO DELL’ITALIA (NIENTE PENSIONI, NIENTE STIPENDI, SI FERMA LA SANITA’….) IL GOVERNO MONTI VARA UNA MANOVRA DAVVERO PESANTE. NON BISOGNA DIMENTICARE, E LASCIARE CHE IL PAESE DIMENTICHI, PERCHE’ SIAMO A QUESTO PUNTO E CHI CI HA PORTATIO QUI. ANCHE SE BERLUSCONI SI NASCONDE DIETRO ALFANO. ANCHE SE BOSSI RIMETTE IN SCENA LA RIVOLTA.
Prima di affrontare il giudizio sulla manovra varata dal governo di Mario Monti in pochi giorni (ma la destra e anche molti quotidiani illustri non lo avevano accusato di essere troppo lento? ), è importante ricordare come siamo giunti a questo punto, perché ci siamo arrivati e chi porta su di sé la colpa del disastro. Perché Monti e il suo governo hanno approvato questa manovra davvero pesante. Ma chi ha portato l’Italia nella condizione di dover fare questo sono altri.
Basta un breve pro memoria (e che però non va dimenticato, ma riproposto ogni volta) sugli ultimi anni. Il governo Prodi, appena insediato, trova un buco terrificante nei conti pubblici lasciati dal precedente governo Berlusconi. Prodi, Tommaso Padoa Schioppa, Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani presentano una manovra da 30 miliardi di euro, con misure stringenti contro l’evasione fiscale, liberalizzazioni e anche riduzioni di imposta e di contributi (5 miliardi di taglio dei cuneo fiscale, cioè del costo del lavoro per imprese e per i lavoratori). 2007. Altra finanziaria con misure contro l’evasione fiscale, ma contemporaneamente per alleggerire la pressione del fisco sui redditi bassi (via l’Ici per le case dei meno abbienti, sgravi per i figli che studiano fuori sede e così via). Di fronte all’operazione risanamento-rilancio la destra insorge (ricordate le campagne contro il grande fratello del fisco?). Cade il governo Prodi. Nel 2008 la destra vince le elezioni. Il centrosinistra ricorda che c’è la crisi e che le risorse recuperate con il recupero dell’evasione (perché allora c’è stato recupero concreto dell’evasione) vanno impegnate per sostenere la ripresa. Berlusconi le spende per togliere l’Ici sulle case dei più ricchi. Fanno il condono al 4 per cento sugli esportatori di capitali. Si salva l’Alitalia con i soldi pubblici. Vengono cancellate tutte le norme di contrasto all’evasione fiscale e che stavano portando nuove risorse. Viene interrotto lo studio delle spese pubbliche (la spending rewiew).
Poi, per tre anni, “Va tutto bene”, “stiamo meglio degli altri”, “La crisi è passeggera”. Fino a luglio, dopo le elezioni, quando finalmente il governo ammette che la crisi c’è e fa una prima manovra. Mezza finta e tutta rinviata come sacrifici a dopo le elezioni del 2013. Ad agosto, quando i mercati si accorgono che le manovre approvate sono finte, altra manovra imposta questa volta dall’Europa: voci, passi in avanti, ripensamenti, scontri interni, fino all’epilogo. La nuova manovra ha ancora un buco di 20 miliardi di euro per raggiungere quello che Berlusconi e Tremonti hanno promesso da tempo all’Europa: il pareggio di bilancio.
Senza questa storia non si capisce perché l’Italia oggi è ad un soffio dal fallimento: l’Italia è a un soffio dal fallimento perché ha un debito enorme e deve continuamente rivolgersi ai mercati per poter rinnovare il proprio debito. Ma ormai non le crede più nessuno. Gli investitori (creditori) non si fidano più. E se l’Italia, che deve rinnovare 200 miliardi di euro di titoli di debito entro aprile, non riesce a ottenere i soldi che le
mancano a prezzi ragionevoli si avvita e fallisce. Che cosa significhi il fallimento lo racconta l’Argentina che lo ha vissuto: lo Stato non ha soldi per pagare gli stipendi, le pensioni, i servizi (sanità, trasporti…).
Ecco dunque il punto a cui siamo arrivati. Senza contare che siamo così importanti da rischiare di trascinarci dietro l’Europa e l’euro.
Memento dunque: Monti è stato chiamato a fare una manovra per evitare il fallimento. Ma il fallimento lo hanno provocato Berlusconi, Bossi, la destra trionfante al governo e l’ideologia eroica dell’uomo ricco, potente, senza regole, che non ha bisogno di cultura, di fatica, di studio per trionfare, perché dotato di forza, di fascino e prepotenza. Ora Berlusconi si tiene in disparte e lascia bruciare Alfano, mentre Bossi si rimette i panni dell’arme per ricostruire chirurgicamente la verginità perduta dalla Lega nelle votazioni delle leggi vergogna, mentre l’Italia andava in declino verso il default.
2. LA MANOVRA E’ SQUILIBRATA. PUR NEI TEMPI STRETTI DOBBIAMO LAVORARE PER MODIFICARLA, PER RENDERLA PIU’ EQUA E PER FARE DAVVERO LA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE.
Il governo di Mario Monti ha presentato la sua manovra. Che sia pesantissima non vi sono dubbi. Che non tutto vada bene non vi sono dubbi (non bisogna dimenticare che Monti risponde a un Parlamento che è ancora quello uscito dalle elezioni del 2008, con la vittoria schiacciante del centrodestra). Tuttavia sono stati anche accolti alcuni dei suggerimenti del Pd (il prelievo sugli scudati per permettere la rivalutazione delle pensioni fino a 900 euro, per esempio, la tracciabilità dei pagamenti). Pur nella ristrettezza dei tempi parlamentari sarà necessario lottare per introdurre altri correttivi. Sul sistema delle pensioni (per esempio, ma non solo, trovando altre risorse per alzare ancora la soglia delle pensioni che godranno della rivalutazione), ma soprattutto sulle norme contro l’evasione, che sono deludenti e troppo marginali. Nell’incontro con Monti il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha già presentato le proposte del Pd. Nell’iter parlamentare e nel confronto con il governo si dovrà tentare di fare di più.
Quella presentata questa sera dal presidente del consiglio Mario Monti "è una manovra molto dura", ha detto il segretario Pd Pierluigi Bersani intervistato da Fabio Fazio a "Che tempo che fa" ieri sera, aggiungendo che "certamente lavoreremo perché i tratti di equità siano ancora più forti". "Vedo con piacere che il presidente Monti ha accolto una delle nostra proposta che abbiamo avanzato, di far pagare i famosi scudati", ha aggiunto Bersani. "Allargando questo bacino di solidarietà potremmo risolvere qualche altro problema".
3. OGGI RIUNIONI DEI GRUPPI PARLAMENTARI. QUESTA SERA RIUNIONE DEL COORDINAMENTO DEL PD.
Oggi pomeriggio alla Camera si riuniscono i vertici dei gruppi parlamentari del Pd alla Camera e al senato. Questa sera la manovra e la linea del Pd verrà discussa nel corso di una riunione presso il centro del partito dal cosiddetto coordinamento.
4. SETTIMANA CRUCIALE PER LA SALVEZZA DELL’EURO. OGGI INCONTRO SARKOZY MERKEL. GIOVEDI’ DRAGHI RIDUCE ANCORA I TASSI DI INTERESSE DELLA BCE. GIOVEDI’ E VENERDI’ SI RIUNISCONO I CAPI DI STATO E DI GOVERNO PER SALVARE L’EUROPA. IL SEGRETARIO AL TESORO USA GEITHNER INCONTRA MONTI.
Da La Repubblica. Articolo di Federico Rampini. «Dieci giorni per salvare l`euro» aveva detto il commissario europeo Olli Rehn. Ne sono passati cinque. Tra oggi e venerdì, resta una "settimana corta" ma di fuoco, in cui il mondo intero ha gli occhi puntati sull`Europa. La manovra italiana, due vertici (franco-tedesco ed Ecofin), un meeting della Bce che potrebbe tagliare i tassi: è il percorso a ostacoli schiacciato in 120 ore, dove la posta in gioco è altissima. Da Washington a Pechino, da Londra a Brasilia, anche gli attori esterni hanno il fiato sospeso e attendono le mosse dell`eurozona. Barack Obama manda il suo segretario al Tesoro in missione, sapendo che la fragile ripresa americana è appesa anche alla sopravvivenza dell`eurozona. Obama vuole ribadire la sua convinzione agli europei: non si può curare questa crisi solo con l`austerità; manovre fatte di soli tagli precipiterebbero l`intero continente verso una nuova recessione, che a sua volta farebbe risalire deficit e debiti (pubblici e privati). Non è bastato il maxi-intervento concertato tra le due rive dell`Atlantico mercoledì scorso, l`operazione "pompa-dollari" che ha visto impegnate la Federal Reserve, la Bce e altre quattro banche centrali inclusa quella del Giappone. Dopo quell`offensiva delle banche centrali non è svanito il senso di pericolo. Uno dei timori che costringe Obama a inviare di nuovo in missione nel Vecchio continente il segretario al Tesoro americano Tim Geithner al capezzale dell`euro, è proprio lo stato di illiquidità delle banche europee. Secondo quanto risulta al Tesoro Usa, dopo che la Fed ha messo a disposizione credito in dollari a tassi stracciati, ben 350 di quei miliardi sono stati "parcheggiati" dagli istituti di credito europei presso la Bce. E’ un segnale di paura estrema, che rasenta la paralisi: invece di farsi credito tra loro, o meglio ancora di prestare all`economia reale, le banche affidano i loro fondi alla cassaforte infruttifera della Bce, come se fossero alla vigilia di un tracollo. Un altro segnale di allerta è la missione che la direttrice del Fondo monetario internazionale è andata a compiere in America latina... per chiedere aiuto. È il mondo alla rovescia, gli ex bancarottieri trasformatisi in potenziali salvatori. Christine Lagarde ha sondato i governi del Brasile, del Messico e del Perù per la loro disponibilità a partecipare a nuovi" prestiti bilaterali", da attivare se occorresse salvare dal default l`Italia o la Spagna. Sono degli strumenti ancora da inventare, avrebbero il cappello della Bce e del Fmi, consentirebbero di evitare la "multilateralità" tipica del Fondo: vietata dal fatto che l`Amministrazione Obama in campagna elettorale non può far digerire al contribuente americano un suo finanziamento all`eurozona. Alla riapertura dei mercati oggi due eventi dominano l`attenzione: la manovra italiana e il vertice franco-tedesco. E sono già due test difficili da superare. Il termometro della fiducia tra gli investitori globali reagirà a seconda di quanto appaia solido il consenso verso il governo Monti. D`altra parte i mercati attendono dal dialogo tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy le prove tangibili di un`intesa vera. Il patto dovrebbe includere l`unione fiscale che Il segretario al Tesoro Tim Geithner piace alla Germania, con le sanzioni automatiche ai paesi che sforano sul deficit; e qualche forma di via libera agli eurobond o a interventi più vasti della Bce (quanto meno a salvataggio degli istituti di credito, possibilmente anche sul mercato dei titoli pubblici). Gli osservatori angloamericani o cinesi non sono allenati a cogliere tutte le sfumature
dell`eurodiplomazia: dovranno accettare che l`intesa Merkozy resti almeno in parte implicita, sia per non irritare gli altri partner mettendoli di fronte al fatto compiuto, sia per non invadere il campo di autonomia della Bce. Anche per questo è importante la missione di Geithner. Il segretario al Tesoro fungerà da "interprete" per decifrare la settimana europea a Obama ed anche a Wall Street. Nel frattempo Christine Lagarde continuerà a sondare Bric e dintorni per misurare quanti capitali i paesi emergenti sono disposti a investire nei salvataggi dell`eurozona. La Cina, che a sua volta sta correndo ai ripari per il rallentamento della sua crescita, è la chiave di volta: ma Pechino aspetta a esporsi perché vuol capire quanto investirebbe la Germania nei nuovi strumenti "bilaterali" targati Fmi. Se non si fidano i tedeschi, sarà difficile attirare i cinesi. Giovedì la Bce farà sapere se taglia i tassi, o vara eventuali nuovi interventi a sostegno del sistema creditizio. E venerdì si chiude l`Ecofin. Nella versione più virtuosa la settimana avrà inizio con un via libera per le misure di Monti, si chiuderà all`insegna di una svolta interventista della Bce e con la benedizione Ecofin al patto franco-tedesco: unione fiscale, sanzioni automatiche, in cambio di una solidarietà verso gli Stati a rischio. Qualsiasi incidente di percorso rispetto a questo tracciato virtuoso, potrebbe gettare i mercati nello sconforto, e non solo loro”.

domenica 6 novembre 2011

lunedì 31 ottobre 2011

Il 5 Novembre in Piazza San Giovanni a Roma. In nome del popolo italiano



Il Partito Democratico di Nettuno dà appuntamento a tutti coloro che vorranno partecipare davanti alla Stazione Ferroviaria di Nettuno alle ore 9:10, per prendere insieme il treno delle 9:31.
Raggiungeremo poi in ordine sparso Piazza S. Giovanni a Roma, dove è importante garantire la presenza sin dalla mattina, per motivi di sicurezza. La manifestazione avrà poi inizio alle ore 14,30.
Invito naturalmente tutti a partecipare e a dare la massima diffusione alla partecipazione.
Il segretario PD Nettuno Giacomo Menghini

martedì 25 ottobre 2011

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domenica 14 agosto 2011

La manovra alternativa del PD
Contro una manovra depressiva e ingiusta, le 7 proposte del PD. Paghi chi non paga mai
Le decisioni prese dal Consiglio dei ministri sono inadeguate e poco credibili rispetto alla sfida che il paese ha di fronte anche sul piano internazionale e fortemente inique sul piano sociale e fiscale.

Gli esempi più eclatanti riguardano in particolare l’anticipo della delega sull’assistenza, che facilmente si tradurrà in un drastico taglio degli sgravi fiscali, scaricando sulle famiglie una parte rilevante dell’intera operazione di riduzione del disavanzo pubblico, colpendo in modo particolare i nuclei meno abbienti. La mancata precisazione degli interventi da inoltre all’anticipazione di questa delega un carattere generico e di incertezza che non corrisponde all’esigenza di credibilità della manovra. L’intervento sugli enti locali è ancora insufficiente sul piano del riordino istituzionale, ma fortemente incisivo sul livello dei servizi, livello che invece va mantenuto e in alcuni casi irrobustito. Il contributo di solidarietà incide sui ceti popolari e sui ceti medi che pagano le tasse. In sostanza paga chi già paga. L’intervento sul Tfr dei dipendenti pubblici non porta efficienza, ma rappresenta un peso sui ceti medi e bassi. Gli interventi sulle relazioni industriali e sui rapporti di lavoro rappresentano una notevole intromissione nei rapporti e nell’autonomia delle parti sociali. Molte di queste misure dovranno essere abolite o fortemente alleggerite.

In sostanza, la manovra del governo scarica il costo del rientro dal deficit pubblico sui ceti popolari e sugli onesti che pagano le tasse. E’ inoltre un intervento destinato a deprimere l’economia invece di rilanciarla e non prevede nulla di significativo per la crescita.

Il Partito Democratico ritiene dunque che debbano essere adottare soluzioni più efficienti e più eque, che facciano pagare non chi paga già, ma chi non paga mai, che portino allo stesso risultato sul piano dei saldi di bilancio, ma che siano anche in grado di fornire un sostegno selettivo alla crescita.

Il Pd non si sottrae dunque alla sfida che il paese ha di fronte e mette a disposizione il proprio contro piano, un progetto responsabile e alternativo per il bene del paese. Per l’abolizione o il forte alleggerimento delle inique misure del governo noi dunque proponiamo:

1. Per affrontare l’emergenza si prevede un prelievo straordinario una tantum sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e scudati, in modo da perequare il prelievo su questi cespiti alla armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie al 20 per cento e di adeguare l’intervento italiano alle medie delle analoghe misure prese nei principali paesi industrializzati. Gran parte di questi 15 miliardi dovrà essere utilizzata per i pagamenti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese e per alleggerire il patto di stabilità interno così da consentire immediati investimenti da parte dei comuni.

2. Un pacchetto di misure efficaci e non solo di facciata contro l’evasione fiscale, tali da produrre effetti immediati, consistenti e concreti. Si propongono dunque alcuni interventi, tra i quali figurano le misure anti-evasione che in parte riprendono quelle dolosamente abolite dal governo Berlusconi:
a) tracciabilità dei pagamenti superiori a 1.000 euro (pensare a somme più elevate significa lasciare di fatto tutto come è oggi) ai fini del riciclaggio e soglie più basse, a partire dai 300 euro, per l’obbligo del pagamento elettronico per prestazioni e servizi;
b) obbligo di tenere l’elenco clienti-fornitori, il vero strumento di trasparenza efficiente;
c) descrizione del patrimonio nella dichiarazione del reddito annuo con previsione di severe sanzioni in caso di inadempimento.

3. Introduzione di una imposta ordinaria sui valori immobiliari di mercato, fortemente progressiva, con larghe esenzioni e che inglobi l’attuale imposta comunale unica sugli immobili, in modo di ricollocare l’Italia nella media e nella tradizione di tutti i maggiori paesi avanzati del mondo.

4. Un piano quinquennale di dismissioni di immobili pubblici in partenariato con gli enti locali (obiettivo minimo 25 miliardi di euro).

5. Liberalizzazioni. Il Pd propone di realizzare immediatamente almeno una parte delle proposte di liberalizzazione che il partito ha già preparato e presentato: ordini professionali, farmaci, filiera petrolifera, RC auto, portabilità dei conti correnti, dei mutui e dei servizi bancari, separazione Snam rete gas, servizi pubblici locali. Il Pd è contro la privatizzazione forzata, ma non contro le gare e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Tutto questo si può fare immediatamente senza bisogno di riforme costituzionali.

6. Politiche industriali per la crescita. Il Pd propone di adottare subito misure concrete per alleggerire gli oneri sociali e un pacchetto di progetti per l’efficienza energetica, la tecnologia italiana e la ricerca, con particolare riferimento alle risorse potenziali e sollecitabili del Mezzogiorno. Sarebbe un errore imperdonabile intervenire sul controllo dei conti pubblici senza mettere in campo, sia pure limitatamente alle risorse disponibili, un pacchetto di stimoli alla crescita e per l’occupazione. In questo contesto rientra anche l’implementazione dei più recenti accordi tra le parti sociali senza intromissioni che ledano la loro autonomia.

7. Pubblica amministrazione, istituzioni e costi della politica. In Italia la riduzione della spesa deve riguardare non tanto sulla spesa sociale, ma l’area della Pubblica Amministrazione, le istituzioni politiche e i settori collegati. A Cominciare dal Parlamento: il primo passo è il dimezzamento del numero dei parlamentari. Il Pd ha presentato da tre anni proposte specifiche su questo punto. Su sollecitazione dei gruppi parlamentari del Pd la discussione su questi progetti è stata calendarizzata in Parlamento per settembre. Si agisca immediatamente. Da lì in giù, bisogna intervenire su Regioni, Province, Comuni con lo snellimento degli organi, l’accorpamento dei piccoli comuni, il dimezzamento o più delle province secondo l’emendamento presentato dal Pd e dall’Udc alla manovra di luglio o, in alternativa, riconducendole ad organi di secondo livello, accorpamento degli uffici periferici dello Stato, dimezzamento delle società pubbliche, centralizzazione e controllo stretto per l’acquisto di beni e servizi nella pubblica amministrazione. In più: la ripresa di un vero lavoro di spending review, interrotto dal governo Berlusconi, dal punto di vista di una politica industriale per la pubblica amministrazione. Il Pd ha proposte specifiche su ciascuno di questi punti. In particolare sui costi della politica il riferimento è il programma contenuto nell’ordine del giorno presentato due settimane or sono in Parlamento.

La manovra economica che il paese si appresta ad applicare rappresenta un passaggio necessario, ma molto severo. Il Pd eserciterà tutta la propria responsabilità di partito nazionale e alternativo. Ma oggi non si può tacere che se il paese si trova più esposto di altri sul fronte della crisi questo si deve alla responsabilità politica del governo e della sua maggioranza. L’Italia è un grande paese. Ha risorse e capacità. Tre anni fa il debito pubblico era al 104 per cento del Pil, la spesa pubblica era meno forte, le banche non avevano investito somme ingenti nei derivati e nei prodotti finanziari più fragili. Sarebbe bastato non bruciare inutilmente le risorse disponibili, riconoscere la crisi ed avviare un pacchetto di interventi per sostenere la crescita. Per tre anni, pur di fronte agli avvertimenti, all’allarme e alle proposte dell’opposizione, il governo ha negato la crisi e non ha fatto irresponsabilmente nulla.

Il Partito Democratico, responsabile e alternativo, si carica oggi di questa sfida e si propone per offrire al paese un’alternativa credibile, più efficiente, più giusta, in modo che l’Italia possa voltare pagina e riprendere il suo cammino di crescita.

“Sulla base di questi primi ed altri elementi di proposta” dichiara il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani “dal 20 agosto in poi, una volta esaminato il testo presentato dal Consiglio dei ministri, ci rivolgeremo alle forze sociali e alle opposizioni per aprire un confronto volto a perfezionare una più compiuta proposta alternativa agli interventi del governo, a presentare gli emendamenti in Parlamento ed a sollecitare il sostegno dell’opinione pubblica per il cambiamento di una manovra depressiva, poco credibile e ingiusta”.